Il Collio e i suoi vini
 

Il territorio

Il Collio si estende attraverso la fascia collinare settentrionale della provincia di Gorizia, a ridosso del confine di stato con la Slovenia, comprendendo oltre 1.500 ettari di vigneti collinari specializzati. Il territorio copre una sequenza di declivi che si sviluppano quasi ininterrottamente lungo una direttrice ideale est-ovest, presentando ampie superfici ottimamente esposte, particolarmente vocate ad una viticoltura di gran pregio.

La cerchia delle Prealpi Giulie costituisce un efficace riparo dai venti freddi di settentrione e la prossimità della costa adriatica, che dista mediamente una ventina di chilometri, contribuisce a moderare le escursioni termiche, favorendo la persistenza di un microclima mite e temperato. Grazie a queste favorevoli condizioni, nel secolo scorso, quando il territorio faceva parte dell'Impero Asburgico, Gorizia veniva definita "la Nizza dell'Adriatico". Ma la vicinanza del mare determina anche un singolare fenomeno di riflessione dei raggi solari, assai importante per la viticoltura, producendo un effetto di doppia insolazione del quale si avvantaggiano particolarmente i versanti esposti ad est e ad ovest.

I terreni del Collio sono costituiti da marne ed arenarie stratificate di origine eocenica, portate in superficie in epoca remota dal sollevamento dei fondali dell'Adriatico, come testimonia il frequente ritrovamento di fossili marini. Queste formazioni rocciose si disgregano facilmente sotto l'azione degli agenti atmosferici, originando degli elementi grossolani che si evolvono in un terreno dapprima granuloso ed infine assai minuto che, nel volgere di poche stagioni, si trasforma in un substrato ideale per la viticoltura.

In quest'ambito geopedologico e climatico così favorevole si è sviluppata, fin dai tempi più remoti, la coltura della vite, che risultava praticata nella zona già in epoca preromana.

 

La tradizione

Benché la coltivazione della vite fosse antecedente al loro insediamento, ai Romani va riconosciuto il merito di averle dato maggiore sviluppo, introducendo nuove tecniche e, forse, pregiate varietà di uve. La produzione dei vini intorno alla metà del terzo secolo d.C. era così diffusa da consentire all'Imperatore Massimino, proveniente dalla Tracia e diretto all'assedio di Aquileia con le sue legioni, di requisire in Collio una quantità di botti e tini sufficiente a ricostruire un ponte sull'Isonzo alla Mainizza, presso Gorizia, distrutto dai difensori in ritirata.

Nel Collio la viticoltura ebbe fin dai tempi più antichi una rilevante importanza economica. È questa una realtà che si desume da molti documenti che riguardano il territorio e nei quali sono sempre citati i due elementi essenziali che caratterizzavano allora ogni angolo della contrada: la presenza di un castello, cardine del sistema militare e politico che consentiva di esercitare una reale potestà ed i vigneti che rappresentavano la fonte primaria del reddito e quindi i concreti benefici per colui che di tale potestà era investito.

Il veneziano Faustino Moisesso, che fu puntuale cronista della "Guerra degli Uscocchi", nella sua "Historia della ultima guerra in Friuli", narra come le truppe della Serenissima si lanciassero all'assalto di un fortino in mano all'esercito imperiale asburgico sfruttando le zone defilate al tiro nemico grazie alla presenza dei terrazzamenti ricavati sui fianchi del colle. Questo episodio risale al 1616 e rappresenta oggi una chiara testimonianza della presenza nel Collio di una viticoltura specializzata che già allora si avvaleva di importanti e complesse opere di sistemazione fondiaria. Lo stesso autore, narrando del saccheggio dei castelli espugnati, ci informa dettagliatamente sulla consistenza e natura delle ricchezze costituenti il bottino, che sempre comprendeva grandi quantità di "vini squisitissimi". Vini, quindi, noti e ricercati da tempo immemorabile presso le antiche Corti d'Europa, e particolarmente dalla Serenissima Repubblica e dalla Corte Imperiale Asburgica che, con alterne vicende, lungamente si contesero queste tormentate contrade.

Il Collio godeva della massima considerazione tra le zone viticole dell'Impero. Lo conferma il fatto che il primo presidente dell'Associazione dei Viticoltori Austriaci fondata a Vienna nel 1884 fu un possidente goriziano, il conte Francesco Coronini-Cronberg.

La moderna viticoltura nasce in Collio nella seconda metà del 1800, principalmente ad opera del conte Teodoro Latour, proprietario di una vasta tenuta che oggi, in altre mani, ancora produce rinomati vini. A lui si deve l'introduzione di pregiate varietà di uve da vino francesi e tedesche, che andarono a sostituire alcuni vecchi vitigni locali di minor interesse qualitativo. Fu tuttavia mantenuta la coltura delle varietà tradizionali più rinomate, ancor oggi presenti e coltivate con successo.

 

Il "IV Congresso Enologico Austriaco"

Una tappa determinante per la viticoltura del Collio fu segnata da "IV Congresso Enologico Austriaco", tenutosi a Gorizia nel 1891.

Già nel 1875, per fronteggiare i gravi problemi creatisi con le infestazioni delle crittogame, su iniziativa dei viticoltori del Collio, appartenenti alla Imperial Regia Società Agraria di Gorizia, fu convocata a Trento un’adunanza dei viticoltori austriaci. Si decise in quella occasione di tenere periodicamente dei congressi enologici presso le più rinomate zone viticole dell’Impero, per dibattere gli scottanti argomenti allora d’attualità.

Il primo Congresso si svolse a Maribor nel 1878 ed il secondo a Vienna, nel 1882. In occasione del terzo, che nel 1886 ebbe sede a Bolzano, fu destinata Gorizia per ospitare il successivo, da tenersi nel 1890. La scelta fu motivata anche dall'opportunità di solennizzare il 125° anniversario della fondazione della Società Agraria Goriziana, decretata dalla gloriosa Maria Teresa. La data dovette poi essere posticipata di un anno per non interferire con la grande esposizione agricolo-forestale tenutasi nel 1890 a Vienna. Come ci tramanda negli "Atti del Congresso" Tommaso FrÜhauf, allora direttore del fiorente Istituto Sperimentale Agrario di Gorizia, nel settembre del 1891 i più illustri rappresentanti del mondo vitivinicolo dell'Impero si incontrarono nel capoluogo isontino per discutere scottanti argomenti che riguardavano la stessa sopravvivenza della viticoltura ed Centro Europa. In quell'occasione furono prese, non senza travaglio, storiche decisioni: ci si trovava in piena era fillosserica ed incombeva quindi la necessità di ricostruire i vigneti che, già minati dalle crittogame, venivano devastati da quell'immane flagello. Scartate le facili soluzioni che, per un rapido ripristino dei livelli produttivi, proponevano il ricorso a vitigni ottenuti da incroci tra varietà europee ed americane, fu imboccata la più difficile ma più qualificante via dell'innesto su piede americano delle rinomate varietà del Vecchio Continente.

Queste sagge decisioni consentirono alle zone maggiormente vocate, e tra esse il Collio, di riprendere quei validi orientamenti, maturati in secoli di tradizione, che ne avevano fatto delle stelle di prima grandezza nel firmamento della più nobile vitivinicoltura.

 

Il centenario

Dopo un secolo, nel 1991, per iniziativa del Consorzio Collio, con una serie di manifestazioni è stato degnamente celebrato il centenario di questo quarto storico congresso. In una serie di convegni tecnici ai quali sono intervenuti i più illustri studiosi del settore vitivinicolo mondiale, sono stati ripresi i temi già discussi cent'anni prima, operando così un prezioso aggiornamento.

Nelle due enoteche locali, di Gradisca e di Cormòns, è stata inoltre allestita una rassegna dei vini di tutte le regioni a maggior vocazione già appartenenti all'Impero. Oltre al Collio ed alle altre zone viticole del Goriziano, erano presenti l'Alto Adige, l'Austria, la Cecoslovacchia, la Croazia, la Slovenia, il Trentino e l'Ungheria.

 

Il Collio dopo la Grande Guerra

Tornando ai tempi passati, si deve registrare come alla travagliata ripresa che vide la ricostruzione dei vigneti attaccati dalla fillossera fecero seguito dopo pochi anni nuove distruzioni.

Il Collio si trovò in prima linea durante la Grande Guerra e le più cruente e distruttrici delle undici "Battaglie dell'Isonzo" furono combattute tra i suoi vigneti. Podgora, Oslavia, Cormòns, San Floriano, che rappresentano oggi altrettante rinomate zone di produzione, furono tristemente famose tra i combattenti di entrambe le parti che a decine di migliaia caddero su quei declivi. Dopo il 1918 il Collio dovette affrontare, assieme al problema della ricostituzione dei vigneti annientati dalla guerra, quello altrettanto spinoso dell'inserimento su nuovi mercati, avendo perduti, con il distacco dall'Austria, i suoi tradizionali sbocchi commerciali.

L'Italia infatti produceva grandi quantità di vini a basso prezzo creando una concorrenza insostenibile per quella pregiata viticoltura collinare. Lo scoglio fu superato ancora una volta indirizzando la nuova viticoltura sui tradizionali canali della serietà e della qualità. I vini del Collio, grazie alla loro bontà ed alla consolidata immagine della zona, poterono convenientemente trovare spazio nel mercato dei vini di pregio, consentendo in tal modo la sopravvivenza di quella rinomata viticoltura.

 

Il riconoscimento

Un'altra pietra miliare della viticoltura del Collio è rappresentata dal Decreto del Presidente della Repubblica del 24 maggio 1968 con cui, tra i primi in Italia, a questi vini veniva riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata. Con questo atto venivano inoltre sancite le norme relative alla produzione ed al commercio, contenute in un severo disciplinare proposto dallo stesso Consorzio per la Tutela dei Vini Collio, costituito nel 1964 tra i più lungimiranti viticoltori per iniziativa del conte Sigismondo Douglas Attems.

Fu delimitata la zona di produzione che si estende su tutto o parte dei territori di otto Comuni: Gorizia, Capriva del Friuli, Cormòns, Dolegna del Collio, Farra d'Isonzo, Mossa, San Lorenzo Isontino, e San Floriano del Collio. Tra le condizioni sancite dal disciplinare assume particolare rilievo la limitazione ai soli vigneti di collina della facoltà di accedere alla denominazione "Collio".

I vini devono essere ottenuti in purezza assoluta da uve di altissimo pregio la cui produzione ad ettaro, rigorosamente limitata, viene tuttavia raramente raggiunta, dato che i viticoltori del Collio in ogni caso tendono a privilegiare la qualità.

Con il successivo Decreto del Presidente della Repubblica del 3 novembre 1989, su richiesta del Consorzio Collio, vennero apportate alcune modifiche al disciplinare di produzione.

Fu così ampliata l'originaria gamma di undici vini riconosciuti a D.O.C. con l'ammissione di altre pregiate varietà da tempo coltivate nella zona con eccellenti risultati. Vennero inoltre acquisite alcune norme atte a rendere più efficaci i controlli ed a meglio orientare la produzione al raggiungimento dei massimi livelli qualitativi.

 

I vini bianchi

 

 

 

 

 

COLLIO da uve bianche

Uvaggio di pregiate varietà bianche, ottenuto dalle tradizionali Ribolla gialla, Tocai friulano e Malvasia istriana cui si possono unire in piccola quantità le altre coltivate in Collio.

Ha un colore paglierino scarico con lievi riflessi verdi, profumo brioso e sapore asciutto, franco, fresco e vivace.

Ô un vino classico per il pesce, sia nelle preparazioni più semplici che in quelle più elaborate. Ottimo anche come aperitivo.

 

 

 

COLLIO Chardonnay

Da tempo diffuso nel Collio, è stato ammesso alla D.O.C. nel 1989 per gli eccellenti risultati qualitativi raggiunti.

Dal colore paglierino brillante, ha profumo netto ed intenso. Possiede ottima struttura e si presta egregiamente ad invecchiare anche in piccoli fusti. Giovane si serve a centro pranzo con risotti di primizie o preparazioni delicate di pesce. Invecchiato può accompagnare primi piatti saporiti e carni bianche.

 

 

COLLIO Malvasia istriana

Deriva dalla vinificazione in purezza del vitigno Malvasia istriana, presente nella zona da molti secoli.

Ha colore paglierino chiaro con riflessi verdi. Il profumo Š netto, dal lieve aroma caratteristico che ricorda la frutta esotica ed il pepe bianco. Al palato si presenta asciutto, fresco, vivace e di buon corpo.

Ottimo come aperitivo, accompagna bene minestre, risotti e pesce anche grasso.

 

 

COLLIO MÜller Thurgau

Proviene dall'omonimo vitigno che porta il nome dello studioso svizzero che lo ottenne da un ben riuscito incrocio tra il Riesling renano ed il Sylvaner verde.

Ha colore paglierino brillante ed aroma netto e delicato. Al palato si presenta fresco, leggero, vivace.

Particolarmente adatto l'abbinamento con trota o salmone affumicati.

 

 

COLLIO Picolit

Vino nobile e rarissimo, tradizionalmente coltivato nel Collio, era solitamente riservato agli amici ed alle grandi occasioni.

Ha colore giallo paglierino con riflessi dorati, profumo intenso e piacevole che ricorda i fiori di campo ed il miele d'acacia. Il sapore è dolce, ampio, vellutato.

È un "vino da conversazione", da gustare in buona compagnia, fuori pasto.

 

 

COLLIO Pinot bianco

Deriva dalla vinificazione in purezza dell'omonimo vitigno che, introdotto nel Collio fin dal secolo scorso, ha dimostrato di adattarsi egregiamente.

Ha colore paglierino e profumo delicato, intenso, che ricorda la crosta di pane. Il sapore è asciutto e corposo, ma morbido e distinto.

Accompagna piatti di centro pranzo, risotti e minestre di verdure oppure preparazioni a base di uova o pesce.

 

 

COLLIO Pinot grigio

È una delle bandiere del Collio.

Ha colore paglierino con vaghi riflessi cinerini, profumo intenso e personale, molto persistente. Al palato evidenzia una solida struttura ed una buona persistenza.

È un vino da centro pranzo per minestre sostanziose, risotti di carni leggere, lessi di carne o di pollo.

 

 

COLLIO Ribolla gialla

La sua presenza nel Collio è ampiamente documentata fin dai tempi antichi. Tradizionalmente unito a Tocai friulano e Malvasia istriana nei vigneti misti, viene ora proposto anche in purezza.

Presenta un colore paglierino brillante e profumo elegante ed intenso. Il sapore è vivace ed armonico. Quando provenga da vigneti ubicati in posizioni particolarmente favorevoli può dare eccellenti risultati con la raccolta tardiva e la conservazione in piccoli fusti.

Nella gastronomia predilige i frutti di mare ed i piatti delicati di pesce.

 

 

 

COLLIO Riesling italico

Deriva dalla vinificazione in purezza del vitigno omonimo, molto diffuso nell'area danubiana dalla quale, nonostante il nome, sembra originario.

Ha colore paglierino scarico con deboli sfumature verdognole. Il profumo esprime un fine e lieve aroma personalissimo. Il sapore è asciutto fresco e signorile.

Si abbina egregiamente con il pesce in ogni tipo ed ogni preparazione.

 

 

COLLIO Riesling renano

Presente nel Collio fin dal secolo scorso, in tempi più recenti ha nuovamente preso piede con eccellenti risultati, tanto che si è provveduto, nel 1989, ad ammetterlo alla D.O.C.

Ha colore paglierino vivace ed aroma intenso e caratteristico che ricorda la mela renetta acerba. Il sapore è fresco e delicato.

Si abbina con piatti di pesce saporiti, frutti di mare e crostacei.

 

 

COLLIO Sauvignon

Può considerarsi uno dei vini di maggior prestigio del Collio.

Ha colore paglierino talvolta tendente al dorato, sempre con lievi riflessi verdognoli. Il profumo, intenso e caratteristico, ricorda la salvia ed il sambuco ed esprime una gamma di aromi in perfetta armonia. Al palato si rivela asciutto, di buona struttura, generoso. Si abbina a risotti di primizie, primi piatti sostanziosi ed elaborati. Particolarmente adatto ad accompagnare frutti di mare e crostacei.

 

 

COLLIO Tocai friulano

Questo vino non va confuso con altri omonimi, dato che il suo nome deriva dal vitigno "Tocai friulano", uno dei più tradizionali e rinomati della zona. Ha un colore paglierino con piacevoli caratteristici riflessi verdognoli ed un profumo personale, con delicato aroma e sentore di mandorla. Il sapore è pieno, di corpo, asciutto ed armonico.

Eccellente fuori pasto, nel Collio rappresenta il più classico aperitivo. Sulla tavola si accosta egregiamente a piatti di pesce impegnativi, ma anche a grigliate di carni bianche. Particolarmente adatto ad accompagnare il prosciutto crudo locale, anche se leggermente affumicato.

 

 

COLLIO Traminer aromatico

È frutto della vinificazione in purezza del vitigno Traminer aromatico, presente in Collio da oltre un secolo.

Pur non essendo prodotto in grandi quantità ha una sua qualificata schiera di estimatori.

Il colore è giallo dorato chiaro. Ha profumo intenso, dall'aroma caratteristico ed elegante che ricorda i petali di rosa. Il sapore è morbido, pieno, generoso, distinto.

Accompagna piatti di pesce arrosto o alla griglia, crostacei, frutti di mare.

Ottimo anche come aperitivo.

 

 

I vini rossi

 

 

 

 

COLLIO da uve rosse

È frutto di un uvaggio tra Cabernet franc, Cabernet sauvignon e Merlot, ai quali possono unirsi altre varietà da vini rossi.

Ne deriva un vino armonico e generoso, che ben si presta all'invecchiamento.

Ha colore rubino brillante. Il profumo che rivela sentori erbacei ricorda le viole e maturando diventa etereo. Al palato si presenta asciutto ed evidenzia una buona struttura che ben armonizza con una leggera tannicità.

Si abbina con le carni rosse alla brace o, per il tipo "Riserva", con gli arrosti di selvaggina.

 

 

 

COLLIO Cabernet

Deriva dall'uvaggio tra Cabernet franc e Cabernet sauvignon. Rivela un perfetto equilibrio tra i caratteri dei due vitigni che si esaltano vicendevolmente.

Il colore, rubino intenso, con l'invecchiamento assume toni granati. Il profumo esprime un leggero erbaceo moderato da sentori floreali.

Al sapore si presenta asciutto, di buon corpo, armonico, generoso e mostra una solida struttura che lo rende adatto all'invecchiamento.

L'abbinamento più felice, particolarmente per il tipo "Riserva", è con l'eccellente selvaggina locale.

 

 

COLLIO Cabernet franc

È particolarmente apprezzato sia giovane, per la sua fragranza, che dopo un breve invecchiamento.

Ha colore rosso rubino, con riflessi dal violaceo al granato, secondo l'età. Ha profumo erbaceo caratteristico, intenso, penetrante molto persistente. Sapore corposo, sostenuto, armonico e distinto.

Accompagna arrosti di pollame nobile o selvaggina e carni rosse alla brace.

 

 

COLLIO Cabernet sauvignon

Questo vitigno da alcuni anni si sta diffondendo in Collio con ottimi risultati. Nel 1989 è stato ammesso alla D.O.C.

Ha un colore rosso rubino carico che invecchiando tende al granato. Il profumo intenso ricorda la viola mammola ed il glicine.

Al palato si presenta di buona struttura, leggermente tannico, gradevole ed armonico. È particolarmente adatto all'invecchiamento, anche in piccoli fusti.

Si presta agli abbinamenti gastronomici più impegnativi, con carni rosse e cacciagione.

 

 

COLLIO Merlot

Deriva dal vitigno da vino rosso più diffuso nel Collio.

Il colore è rosso rubino, non troppo intenso, ma vivace, con riflessi granati nel tipo "Riserva".

Il profumo, che rivela lievi note erbacee, è gradevole e caratteristico. Il sapore è morbido, corposo, persistente.

Si accompagna con primi piatti saporiti, carni rosse, arrosti, intingoli, selvaggina.

 

 

COLLIO Pino nero

Deriva dalla vinificazione in purezza dell'omonimo vitigno, anch'esso diffuso nella zona da oltre un secolo.

Ha colore rubino tenue ma elegante, profumo personalissimo e delicato. Al palato si presenta di giusto corpo, armonico, vellutato.

È adatto all'abbinamento con risotti, primi piatti con sughi di carne, lessi di pollame nobile e spiedi di carni bianche.

 

 

 

 

La produzione

Abbiamo visto come nel Collio si coltivi un’ampia gamma di vitigni i cui vini sono in grado di raggiungere elevati livelli di pregio. Da parte sua, ogni azienda tende a specializzarsi nella coltivazione di quelle tipologie che, in base a specifici studi e sulla scorta delle passate esperienze, dimostrano di essere in grado di assicurare i migliori risultati in ogni singola zona.

I vini bianchi del Collio sono caratterizzati dal tenue colore paglierino con vivaci guizzi verdognoli, dalla gradevole morbidezza, dai profumi netti ed intensi in cui gli aromi derivanti dal vitigno emergono decisamente da un delicatissimo fruttato, talvolta sostenuto da un lieve sentore di mandorla.

La loro produzione avviene attraverso una accurata cernita delle uve che sono poi sottoposte a pigiatura soffice, generalmente con presse a polmone e quindi vinificate in bianco, ossia senza il contatto delle bucce, per evidenziare i caratteri di freschezza. La fermentazione avviene a temperatura controllata.

Qualora si vogliano sottoporre i vini ad una prolungata maturazione prima del consumo, la vinificazione talvolta prevede un breve contatto con le bucce a bassa temperatura.

I vini rossi del Collio si distinguono per il colore rubino brillante, la rotonda corposità, la netta personalità dei profumi da cui spicca sovente un grato e finissimo erbaceo.

La loro produzione prevede una fermentazione a contatto delle bucce che generalmente non si prolunga oltre i 4 o 5 giorni. Qualora si vogliano ottenere vini da invecchiamento, si opera una attenta scelta delle uve ed il tempo di permanenza sulle vinacce nella fase di vinificazione viene prolungato. Se invecchiati in fusti di rovere, dopo tre anni possono fregiarsi della qualifica "Riserva".

 

La gastronomia

Una così ampia scelta, determinata da una gamma, tra bianchi e rossi, di ben diciannove vini, consente di affrontare le più diverse esigenze di abbinamento gastronomico con ogni specialità sia della cucina internazionale che di quelle regionali e, naturalmente, della tradizionale cucina goriziana.

È questa una cucina tipicamente mitteleuropea, arricchitasi nel corso dei secoli con gli apporti delle ricette care ai popoli latini, slavi e tedeschi di cui Gorizia, per la sua posizione geografica e la sua storia, costituisce il naturale punto d'incontro, sintetizzandone culture e tradizioni.

Percorrendo la Strada del Vino creata dall'Agriturist, un itinerario che da Gorizia a Dolegna collega pittoreschi villaggi attraversando i dolci declivi del Collio, la sosta in uno dei numerosi luoghi di ristoro potrà confermare l'intenzionalità della cucina goriziana.

L'attitudine dei vini del Collio all'abbinamento con questa gastronomia ne sottintende quindi la possibilità di accompagnare impeccabilmente ogni specialità non solo della cucina nazionale, ma di tutte le cucine del centro Europa, dai delicati doni dell'Adriatico alle fragranti primizie padane, dagli appetitosi intingoli ai saporiti salumi della tradizione tedesca, dalla selvaggina alle inebrianti spezie dell'Est.

 

Le botteghe del Collio

Percorrere il Collio: l'amenità di questo angolo del Friuli-Venezia Giulia, un verde tappeto di boschi e vigneti, costellato da rustici, campanili e castelli, rappresenta una irresistibile attrattiva per chi, amando profondamente la natura, sa apprezzare la suggestione di un paesaggio ancora intatto.

Qui, contrassegnate da una caratteristica insegna, si incontrano le "Botteghe del Collio". Esse rappresentano un selezionato gruppo di ristoranti e trattorie ove, con il particolare impegno nella scelta e l'inappuntabile servizio, si riservano ai vini del Collio quei riguardi che la loro nobiltà esige.

Dell'insegna possono inoltre fregiarsi alcuni vignaioli che offrono i propri vini in ambienti adeguati e confortevoli.

Questi locali si affacciano lungo la "Strada del Vino" o si incontrano nei suggestivi villaggi che la fiancheggiano, in uno smagliante scenario che, nel digradare dei colli, esplode in primavera nel candore dei ciliegi e d'autunno si accende nel tramonto rosso delle viti e dei castagni.

Nelle "Botteghe del Collio" i vini vengono presentati da accurate "carte dei vini" e serviti nel modo dovuto, con attenzione alla temperatura e con l'uso dei bicchieri più adatti. In questi locali non solo si guida il consumatore alla scoperta dei vini del Collio, ma anche lo si educa a gustarli nel migliore dei modi.

Percorrere il Collio in un itinerario che porti a conoscere queste "Botteghe" è fonte certa di serenità e privilegiato motivo di un contatto umano raro e gratificante con quanti, vignaioli o ristoratori, hanno saputo fare del proprio lavoro una dottrina di saggezza, oltre che una preziosa arte.

 

Il consorzio di tutela

Nel 1964, a pochi anni dall'emanazione delle norme che istituivano in Italia le Denominazioni di Origine, per iniziativa del conte Sigismondo Douglas Attems alcuni tra i più lungimiranti viticoltori goriziani davano vita al Consorzio Tutela Vini Collio.

Con ciò veniva raccolta l'ambita eredità dell'antica Iperial Regia Società Agraria Goriziana che, patrocinando il "IV Congresso Enologico Austriaco", nel 1891 aveva validamente contribuito a porre le basi della nuova viticoltura nelle aree vocate dell'Impero Asburgico.

Subito il Consorzio si attivò per il riconoscimento della Denominazione di Origine, proponendo il relativo disciplinare di produzione che fu approvato nel 1968.

Contemporaneamente veniva dato l'avvio all'attività di consulenza tecnica con l'istituzione di una "condotta viticolo-enologica" grazie alla quale anche le aziende più deboli furono poste in condizione di operare in modo ottimale. Ciò contribuì al generale miglioramento della qualità dei vini, ottenendo l'apprezzamento dei più esperti consumatori che concessero alla zona, nel suo complesso, la loro fiducia.

Questa situazione consentì al Consorzio di intraprendere una seria attività di promozione, creando la positiva immagine di cui il Collio tuttora gode. A riconoscimento della validità dell'opera svolta nell'ambito della tutela, nel 1975, tra i primi in Italia, il Consorzio ottenne dal Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste l'incarico ufficiale alla vigilanza, grazie al quale è in grado di verificare con maggiore efficacia la rispondenza al disciplinare dei vini prodotti dalle aziende consorziate, svolgendo una diligente opera di controllo sulla produzione e sul commercio dei vini del Collio.

Un ulteriore decreto ministeriale del 25 giugno 1985 ammetteva il laboratorio enochimico del Consorzio tra quelli ufficiali riconosciuti nell'ambito della Comunità Europea.

Una delle prime iniziative del Consorzio fu l'istituzione del Marchio, il cui primo regolamento, risalente al 1968, rimase in vigore fino al 1982. Ne era prevista l'obbligatorietà ed il rilascio prevedeva l'accertamento dell'origine e della sussistenza dei requisiti analitici e qualitativi prescritti dal disciplinare di produzione.

A seguito del decreto ministeriale del 13 marzo 1982, che stabiliva le norme per lo svolgimento dell'incarico di vigilanza, nel 1983 fu varato il nuovo regolamento con il quale l'uso del Marchio venne reso facoltativo. Con ciò fu possibile stimolare efficacemente le aziende a conseguire e a mantenere livelli qualitativi sempre più elevati, come l'alto prestigio dei vini del Collio richiedeva.

Con l'emanazione della Legge 10 febbraio 1992, n. 164, che detta nuove norme sui vini d'origine, l'importanza del Marchio consortile quale strumento di controllo viene ad attenuarsi. Nel contempo gli alti livelli ormai raggiunti dai produttori ne svuotano in parte la funzione di stimolo e di orientamento alla migliore qualità.

Il Marchio pertanto rimane oggi a rappresentare visivamente l'immagine della zona e della sua alta vocazione, richiamando l'opera meritoria del Consorzio a tutela della produzione e delle tradizioni del Collio.

Nell'ambito delle attività di vigilanza, il Consorzio controlla inoltre la regolarità delle etichette e si accerta che non contengano indicazioni ambigue che possano creare incertezze o errate convinzioni al consumatore.

Sempre attento al miglioramento della produzione, pur nel rispetto della natura, il Consorzio, attraverso la "condotta viticola", opera attivamente per promuovere ed agevolare la conduzione di una viticoltura dal minimo impatto ambientale. A tal fine interviene nei riguardi dei nuovi impianti, orientando le aziende verso soluzioni compatibili con le esigenze naturalistiche e paesaggistiche. Attraverso l'esecuzione di sistematiche analisi del suolo fornisce validi indirizzi per razionalizzare l'uso dei fertilizzanti.

Un importante contributo a questi fini è dato dal servizio di difesa antiparassitaria guidata ed integrata. Questa attività viene svolta attraverso un complesso apparato per l'acquisizione dei dati agrometeorologici, composto da una rete di stazioni di rilevamento collegate via radio con una centrale di elaborazione, presso la sede consortile. I tecnici con l'ausilio del computer verificano costantemente l'andamento degli eventuali attacchi parassitari, affinché‚ i viticoltori possano intervenire con i trattamenti solo se necessario e con l'uso di fitofarmaci dal minimo impatto ambientale.

 

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