Itinerario tra i musei del goriziano

 

 

 

Trenta musei italiani e sloveni per documentare duemila anni di storia e tradizioni dei popoli che hanno convissuto attraverso i secoli nelle terre dell’Isonzo e del Carso.

 

 

Gorizia

Il primo museo goriziano è nato, per iniziativa di quella che allora si chiamava Dieta provinciale, nel 1861 ed era simile ai Landesmuseum dell’Impero austriaco, con una sezione storico-antiquaria e una sezione di storia naturale. È per questo che a Gorizia non ci sono, come nella maggioranza delle città italiane, i "musei civici" bensì i Musei provinciali. Dalla primitiva sede del palazzo della Dieta -che oggi ospita la Questura- il museo è passato nel 1900 a Palazzo Attems, allargandosi negli anni Trenta nel Palazzetto Formentini di Borgo Castello e negli anni Ottanta anche nelle vicine Case Dornberg e Tasso.

Attualmente Palazzo Attems, sede tradizionale della Pinacoteca, è chiuso per restauro, così come la Casa Formentini, e si possono visitare solo le case Dornberg e Tasso in Borgo Castello, dove si espongono a rotazione anche le collezioni dei musei chiusi. La Pinacoteca provinciale possiede infatti una collezione di opere di pittura e scultura dal Cinquecento in avanti, con alcuni pezzi molto pregevoli del Settecento veneto (Marco Ricci, Giambettino Cignaroli, Francesco Fontebasso, Francesco Pavona) e un’ampia serie di dipinti dell’Ottocento in cui primeggia la figura di Giuseppe Tominz (1790-1866), ritrattista ufficiale della borghesia goriziana e triestina. Notevolissima anche la collezione di opere del XX secolo in cui sono rappresentati tutti i migliori artisti giuliani (Brass, Bolaffio, Nathan, Sbisà, Marchig, de Finetti, Spazzapan) e le tendenze fondamentali del primo ‘900, dal Futurismo all’Espressionismo alla Metafisica.

Non meno interessanti le sezioni dedicate all’artigianato, alle tradizioni popolari e alle arti applicate (di grande interesse è quella dei gioielli dell’Ottocento) attualmente in fase di ristrutturazione, così come rappresenta un unicum la documentazione sulla produzione di seta a Gorizia (secc. XVIII-XIX) costituita da rarissimi macchinari in legno (tra cui un monumentale torcitoio del Settecento), da campioni di stoffa, abiti e accessori, con una collezione originale di strumenti per la lavorazione dei filati, abiti in seta, costumi popolari, accessori, campioni di stoffe e merletti.

La sezione più ampia dei Musei provinciali di Borgo Castello è il Museo della Grande Guerra. In dodici sale ricavate dai sotterranei dei palazzi cinquecenteschi che ospitano i musei si snoda un percorso che documenta la vita in trincea, le armi in uso agli eserciti, la situazione di Gorizia, la ritirata di Caporetto, la campagna del ‘18 e la figura del generale Armando Diaz, di cui il museo conserva l’archivio per volontà degli eredi.

Va citata per l’importanza delle sue collezioni anche la sezione archeologica dei Musei provinciali, in corso di riallestimento nella sede di Casa Tasso. Si tratta senza dubbio della raccolta archeologica più importante della provincia di Gorizia: vi sono conservati materiali di notevole interesse (manufatti in pietra, ceramica, metallo, vetro, ecc.) e di diverse epoche, dalla preistoria al medioevo, rinvenuti nel territorio tra la fine dell’Ottocento e negli scavi del secondo dopoguerra.

Ma i Musei provinciali possiedono anche l’archivio storico più importante per lo studio delle vicende del territorio, l’Archivio storico provinciale cioè i documenti relativi all’attività di governo degli Stati goriziani dal 1500 al 1861 e una serie di altri fondi tra cui l’archivio dell’I. R. Società Agraria e quello del Teatro, urbari, manoscritti e mappe censuarie dal medioevo all’Ottocento. All’Archivio è aggregata la Biblioteca provinciale, una pregevole raccolta di storia locale e storia dell’arte, con oltre 30.000 volumi. Archivio e Biblioteca troveranno entro l’estate 1999 una nuova sede nel restaurato Palazzo Alvarez (via Diaz). CONTROLLARE

Ha una funzione museale anche il Castello di Gorizia, le cui origini risalgono all’XI secolo, simbolo della città e principale testimonianza dell’epoca in cui essa nacque e divenne capoluogo di una vasta contea. Parzialmente distrutto dai bombardamenti della prima guerra mondiale, il grande maniero, che nei secoli della dominazione austriaca, dal 1500 in poi, aveva perduto l’originaria funzione residenziale per diventare sede militare, è stato ricostruito negli anni Trenta ed arredato con mobili originali di notevole pregio. Bella la collezione di cassapanche con esemplari databili dal XV al XVIII secolo. Gli ambienti più significativi sono la Sala del Conte, la Sala degli Stati Provinciali, la cappella, le prigioni. Il sottotetto ospita una sezione didattica costituita da pannelli e plastici sullo sviluppo urbano di Gorizia.

Sempre in tema di musei a Gorizia ci sono ancora due attrattive di primario interesse. La prima è costituita dal Museo della Sinagoga "Gerusalemme sull’Isonzo" (via S. Giovanni) ospitato nel settecentesco tempio israelitico, situato nell’antico ghetto, dove è esposta un’ampia documentazione sulla comunità ebraica locale e sui suoi esponenti più illustri (tra i quali il glottologo Graziadio Isaia Ascoli, il pittore Vittorio Bolaffio, il filosofo Carlo Michelstaedter). Di quest’ultimo sono esposte le opere pittoriche di proprietà della Biblioteca Statale.

La seconda, che rientra a buon diritto nella categoria delle dimore storiche e ne rappresenta anzi un esempio eccezionale, è la Villa Coronini Cronberg (viale XX Settembre) circondata da un magnifico parco all’inglese di quasi cinque ettari.

La villa, costruita nel 1594 sulla collina di Grafenberg, è diventata museo dal 1990, anno della scomparsa dell’ultimo membro della famiglia, il conte Guglielmo, che ha voluto lasciarla alla città. Comprende una trentina di sale con arredi originali, di cui buona parte sono visitabili. Tra queste vi è la camera da letto dove l’ultimo re di Francia Carlo X morì nel 1836. Non meno eleganti anche la sala centrale con mobili francesi del XVII secolo, il salotto veneziano, la stanza del Vescovo. La quadreria comprende dipinti dal XVI al XX secolo con opere di Bernardo Strozzi, Tintoretto, Cignaroli, Rosalba Carriera, Alessandro Magnasco, ecc. Ricco anche l’archivio dei disegni e delle stampe con fogli di Piazzetta, Caucig e Guardi, per citarne solo alcuni, e una raccolta di stampe giapponesi. Il panorama si completa con monete antiche, gioielli, abiti d’epoca, argenti, porcellane, tappeti, damaschi e pizzi. Straordinaria anche la biblioteca di 15.000 volumi.

 

 

Farra d’Isonzo

Il primo museo che si incontra lasciando Gorizia per seguire la valle dell’Isonzo è un’originale collezione di automobili. Al km 3.700 della S.S. 351 si incontra infatti il Museo Ford Gratton, dedicato ad Henry Ford, dove si può vedere la prima catena di montaggio della storia dell’automobile, quella della mitica Ford T del 1913. Qui Paolo Gratton, concessionario del marchio, ha allestito il primo ed unico Museo Ford esistente in Europa. La facciata riproduce fedelmente e nei dettagli quella della prima sede della Ford Italiana "Ford Motor Company d’Italia", costituita nel 1923 a Trieste, dove venivano completate Ford modello T e le trattrici Fordson che provenivano via mare parzialmente assemblate. Vi sono esposti anche una trentina di pezzi d’antiquariato motoristico tra i quali spiccano un modello T sportivo, quello che il primo giugno 1909 vinse -nel fango- la New York-Seattle; la Ford 8V del 1932; la Ford Y 12HP, la prima ad essere prodotta interamente in Europa. Tra le moto, che arricchiscono l’esposizione, particolare interesse destra una Indian della prima guerra mondiale e, tra le biciclette, una datata 1866. Non manca, in questo straordinario museo privato, una sezione dedicata alle telecomunicazioni: Gratton, che è esperto in materia, è riuscito a ricostruire -grazie al ministero delle Poste e Telecomunicazioni, che ha fornito foto e disegni originali- il primo apparecchio radio con cui Marconi trasmise oltre Atlantico.

Dopo un paio di chilometri si incontra il Museo di documentazione della civiltà contadina friulana che ha sede nel restaurato borgo di Colmello di Grotta risalente alla metà del XVIII secolo, nucleo che conserva pressoché intatta la propria fisionomia di insediamento rurale a corte chiusa. Raccoglie oltre 1.000 oggetti, manufatti e documenti relativi a tutto il territorio provinciale e copre un arco temporale che va dalla fine del XVIII secolo ai primi del ‘900. L’allestimento intende riproporre la visione globale del mondo rurale subalterno, con percorsi consecutivi approfonditi, organizzati in sezioni che vanno dalla ricostruzione di ambienti della casa (cucina, camera da letto), alla valorizzazione di attività fondamentali della vita rurale come la coltivazione della vite e l’allevamento del baco da seta, all’esposizione degli strumenti dei mestieri tradizionali. Da non dimenticare che a Farra, nel ‘700, funzionava un grande filatoio di seta.

 

 

Gradisca d’Isonzo

Subentrata al Patriarcato nel possesso del Friuli nel 1420, dopo la metà del secolo XV Venezia si trovò a fare i conti con le incursioni turche in questo territorio. Costruì allora sulla riva destra dell’Isonzo la città fortificata di Gradisca (1479-1499 d. C.), ma le truppe in essa acquartierate non riuscirono a fermare le scorrerie. Anche Leonardo da Vinci fu consultato nel 1500 dalla Repubblica per progettare barriere più efficaci, che restarono, però, sulla carta. Di lì a poco, nel 1511, in seguito alla guerra della lega di Cambrai, Gradisca cadde nelle mani degli Asburgo, nuovi confinanti di Venezia in quanto eredi degli estinti conti goriziani. La storia di Gradisca è documentata nel Museo civico (Palazzo Torriani) e nel Lapidario gradiscano (Loggia dei Mercanti) dove sono esposte carte, iscrizioni e frammenti relativi al periodo veneto e al successivo sviluppo urbano e sociale della cittadina, che conobbe un momento di grande fioritura tra il 1660 e il 1717 quando fu capoluogo di una contea autonoma sotto i principi Eggenberg. In questo periodo anche il centro storico si arricchì di eleganti palazzi che tuttora conferiscono un carattere aristocratico alla cittadina. Nel museo civico c’è anche una piccola ma importante sezione dedicata alla locale comunità ebraica.

La sede di Palazzo Torriani ospita anche la Galleria regionale d’arte contemporanea "Luigi Spazzapan" dedicata al pittore che acquistò una vasta fama a Torino, dove visse dal 1928 al 1958, ma che era nato a Gradisca nel 1889. La galleria è stata fondata nel 1976 grazie alla disponibilità di Eugenio Giletti, collezionista torinese, grande amico di Spazzapan che donò 87 opere della sua collezione, acquistate dalla Cassa di Risparmio di Gorizia e divise tra Gorizia e Gradisca. Qui sono state collocate in sei sale del primo piano di Palazzo Torriani assegnate al museo; il secondo piano è destinato invece ad una rassegna permanente degli artisti più significativi del Friuli-Venezia Giulia, in gran parte costituita da opere donate o date in deposito a tempo indeterminato dagli autori. Molte e importanti sono state negli ultimi vent’anni le mostre di artisti regionali organizzate dalla Galleria.

 

 

Il Carso e la prima guerra mondiale

Il territorio isontino conserva importanti segni della grande tragedia rappresentata dalla prima guerra mondiale. Le memorie più significative sono conservate in alcuni interessanti musei che si collegano a quello già citato di Gorizia. Punto di partenza di un itinerario fra i campi di battaglia potrebbe essere Redipuglia, grandioso cimitero di guerra ricostruito negli anni Trenta. Vale senz’altro la pena visitare il Museo del Sacrario perché fornisce, con l’aiuto di carte e fotografie, ma anche di molti reperti (armi, uniformi, utensili), spiegazioni accurate sullo sviluppo del fronte dell’Isonzo, sugli eventi susseguitisi dal ‘15 al ‘17 sulle alture carsiche (le celebri "dodici battaglie dell’Isonzo") e sugli aspetti più tecnici della guerra.

Si può partire da qui per raggiungere il Monte San Michele (circa due ore di cammino o dieci minuti in automobile) dove si trova un altro piccolo museo documentario incentrato proprio sui drammatici e sanguinosi eventi bellici che hanno interessato quella zona. Il percorso a piedi è particolarmente suggestivo perché si snoda attraverso sentieri e camminamenti che rendono ancora efficacemente l’idea delle condizioni nelle quali sono vissuti per anni i soldati in guerra, sia italiani che austroungarici. Non è raro incontrare cippi e monumenti alla memoria (come quello dedicato a Filippo Corridoni, caduto nel 1915), immersi nel silenzio della boscaglia.

Raggiunta Gorizia e visitato il Museo della Guerra di Borgo Castello, si può varcare il confine e salire sul Monte Santo dove è stato allestito un piccolo museo che documenta quella zona del fronte, per poi raggiungere Caporetto, che da qualche anno ha rinnovato il suo museo storico e fornisce un’interessante documentazione incentrata soprattutto sullo sfondamento dell’ottobre 1917.

 

 

Il Carso e la preistoria

Il Carso non è solo un gigantesco museo all’aperto della prima guerra mondiale ma conserva in certi punti anche i resti più importanti della vita preistorica. Il sito più interessante è forse quello di Castellazzo di Doberdò, che si raggiunge dal bivio fra la Strada statale n. 55 e la strada per Doberdò del Lago per un sentiero che sale fino alla cima del monte, a quota 158, dove imponenti resti di una cinta muraria documentano la presenza dell’uomo in epoca remotissima (2.000 anni prima di Cristo) e dove si ammira un panorama che spazia dalle Prealpi Carniche al mare. Da qui si può partire per un itinerario tra i castellieri del Carso che toccherà la cima Arupacupa (quota 144) dove si trova il Castelliere di Vertace, ora ridotto a macerie, proseguirà per la Cima di Pietrarossa (quota 121) dove, tra resti di trincee del ‘17, c’è il Castelliere di Golas, in verità non facilmente riconoscibile, per arrivare poi al Castelliere della Rocca di Monfalcone (quota 88), anch’esso distrutto da successivi interventi. A quote più basse troviamo altri resti di abitati antichi che comunque meritano un’escursione: Forcate (quota 61) e San Polo (quota 60) dove la rovina è invece imponente e riconoscibile da lontano.

Prima di lasciare la zona della Rocca di Monfalcone è opportuno visitare il piccolo Museo paleontologico ospitato all’interno della Rocca e gestito dal Gruppo Speleologico Monfalconese dell’Associazione Nazionale del Fante, dove si può vedere un’interessante esposizione di fossili. Il Gruppo Speleologico organizza anche una intensa attività didattica che comprende visite guidate alle grotte del Carso e ai castellieri.

 

 

San Canzian d’Isonzo, Aquileia, Grado: il fascino del mondo antico

Sono legate all’epoca drammatica delle persecuzioni dei cristiani le testimonianze archeologiche di San Canzian d’Isonzo, documentate in un piccolo ma interessante Antiquarium, dove sono stati raccolti nel 1977 i frutti (frammenti di mosaici, iscrizioni, resti di statue) di una fortunata campagna di scavi dell’Università di Trieste che aveva portato a scoprire dal 1960 in poi l’esistenza in paese delle tombe dei martiri Canzio, Canziano e Canzianilla, tre fratelli romani che per sfuggire alle persecuzioni di Diocleziano nel 303 lasciarono Roma, assieme al loro maestro Proto, per rifugiarsi ad Aquileia e furono uccisi in un luogo poco lontano chiamato "Aquae Gradatae" dove si erano recati a visitare la tomba dell’amico Crisogono giustiziato per non avere abiurato la fede cristiana.

Anche siti minori come quello di San Canzian aiutano a capire l’importanza assunta in questo territorio da Aquileia, fondata dai Romani nel 181 a.C. come insediamento militare finalizzato a controllare un confine molto insicuro e divenuta in seguito grande emporio e uno dei maggiori centri di traffico di merci del mondo romano. È fondamentale la visita del Museo archeologico nazionale, aperto nel secolo scorso nella villa de’ Cassis, dove sono esposti reperti di eccezionale bellezza (statue in marmo, oreficerie, monete, bronzi, epigrafi, mosaici pavimentali) che documentano molti aspetti della vita della città in epoca romana. La visita può continuare con una passeggiata nella zona degli scavi, dove si vedono i resti del porto fluviale, del Foro, di un sepolcreto, di pavimenti musivi. Chi voglia approfondire l’epoca paleocristiana, oltre a visitare la grande basilica del secolo XI, caratterizzata dal vasto pavimento a mosaico (con i suoi settecento metri quadrati è il più ampio esistente in Occidente), la cripta e la Chiesa dei Pagani, deve raggiungere la vicina località di Monastero, dove si trova il Museo Paleocristiano con altri mosaici, frammenti scultorei e iscrizioni risalenti all’epoca che va dal V al X secolo.

Se l’antichissimo santuario di San Canzian riporta a un cristianesimo primitivo ed eroico, la visione delle basiliche paleocristiane di Grado documenta la fase in cui, decaduta Aquileia dopo i saccheggi dei barbari, e, in particolare, dopo le distruzioni operate dai Longobardi invasori nel 568, la sede patriarcale fu trasferita nell’isola di Grado, che aveva dato rifugio a cittadini aquileiesi già un secolo prima, dopo l’assalto di Attila. Sotto il patriarca Elia, nel 579, venne costruita la Basilica di Sant’ Eufemia e venne rimaneggiata la vicina e preesistente Basilica di Santa Maria. Dall’interno della basilica si accede al Mausoleo, piccolo vano che ospita il Tesoro del Duomo (croci, reliquiari, ostensori, ecc.). Importanti testimonianze della storia di Grado in epoca romana e paleocristiana si trovano anche nel vicino Lapidario, nel Battistero e negli scavi di piazza della Vittoria.

 

 

Aiello del Friuli

Collocato in un antico centro aziendale agricolo, formato da quattro fabbricati di epoche diverse (secoli XVIII/XX) che bene si adattano ad ambientare e documentare la vita rurale che si svolgeva nell’antica Contea di Gorizia e Gradisca, il Museo delle Civiltà Contadina del Friuli Imperiale merita senz’altro una visita. Diverse le sezioni in cui si articola: dalla lavorazione della terra alla fienagione, dai mezzi di trasporto ai pesi e misure, dalla stalla alla scuderia, alla cantina all’abitazione rurale ed ai vari mestieri artigianali legati all’agricoltura, con una raccolta di oltre 16.000 reperti, in continuo accrescimento, che coprono ben cinque secoli di storia.

Le sale sono corredate da stampe e litografie originali di botanica, zoologia ed agricoltura, da carte geografiche e topografiche, nonché da editti ed avvisi di varie epoche. Il museo è completato, inoltre da una biblioteca specializzata nel settore, da una sala conferenze, da un ufficio informazioni agrituristiche, da un punto vendita di prodotti agricoli e di artigianato locale. Il cortile e i porticati si prestano ad essere adibiti a sagre, fiere e mostre potendo, per la loro vastità ed attrezzature, contenere migliaia di persone.

 

 

Nova Gorica, Salcano, Tolmino, Caporetto: risalendo la valle dell’Isonzo

I Musei provinciali di Gorizia hanno un’istituzione corrispondente nel Museo di Nova Gorica (Goriski Muzej), in territorio sloveno, che si trova nel castello di Kromberk, residenza cinquecentesca dei conti Coronini. Anche questo istituto, che si articola in diverse sedi, comprende molte sezioni, a cominciare dall’archeologia, per continuare con l’etnologia, la storia e la storia dell’arte. Nella sede principale di Kromberk è ospitata la pinacoteca antica e moderna (con ritratti di Giuseppe Tominz e opere degli artisti del Litorale del XX secolo).

Nella sede di Villa Bartolomei a Salcano è visitabile una grande mostra permanente sulla storia del Goriziano tra il 1918 e il 1947 che documenta la vita della zona slovena sotto l’Italia, la lotta di liberazione (1941-1945), la vita durante il Governo militare alleato e dell’Armata jugoslava (1945-1947).

Quanto alla storia della prima guerra mondiale, una piccola ma significativa documentazione sul fronte dell’Isonzo è esposta presso il Museo del Santuario di Monte Santo, che fu teatro di feroci battaglie.

Merita senz’altro una visita il Museo di Tolmino, dove si può vedere una mostra sulle vicende della località, sito archeologico di primaria importanza, dalla preistoria al medioevo.

Molto più imponente è la ricostruzione effettuata nel Museo di Caporetto (Kobarid) dove è trattato con particolare ampiezza lo sfondamento delle linee italiane avvenuto nell’ottobre 1917 proprio in questo punto.

 

 

Nova Gorica, Stanjel, Lipica, Ajdovscina, Dobrovo: breve viaggio fra castelli e arte contemporanea

Come a Gradisca con la Galleria Spazzapan, anche in territorio sloveno si possono visitare alcuni interessanti musei dedicati a singoli artisti che completano la documentazione esposta nella pinacoteca del Castello di Kromberk (Nova Gorica).

Nel Castello di Stanjel (San Daniele del Carso) è stato ricavato un bellissimo spazio con vista sull’altipiano per il Museo Lojze/Luigi Spacal dedicato ad uno degli artisti più importanti della regione, nato a Trieste nel 1907. Vi sono esposte opere di pittura e di grafica, gran parte delle quali ispirate al mondo carsico. Proseguendo lungo le tortuose strade del Carso in direzione di Trieste si raggiunge Lipica, famosissima per l’allevamento dei cavalli, dove si trova la Galleria Augusto Cernigoj (1898-1985) dedicata a un pittore che fu uno dei protagonisti dell’avanguardia giuliano-slovena. Tornando verso nord, merita una visita la Pilonova Galerija di Ajdovscina, che ospita una completa documentazione sul pittore espressionista Veno Pilon nativo del luogo. Per completare questo sorprendente viaggio nell’arte del Novecento, arricchito dalla vista di splendidi paesaggi e antichi monumenti, si deve sostare al Castello di Dobrovo (Casteldobra) che ospita una bella raccolta di opere di Zoran Music, grande maestro di questo secolo nato a Gorizia nel 1909 e ora residente a Parigi.

 

 

Idrija: tra etnografia, merletto e archeologia industriale

La tradizione del merletto è diffusa da almeno tre secoli a Gorizia, ma ha anche un altro importante riferimento nella cittadina slovena di Idrija dove forse fu introdotto in epoche ancora più remote. Il Mestni Muzej (Museo civico) di Idrija espone la produzione locale in un bellissimo castello cinquecentesco, che aveva un’originale destinazione, non essendo residenza nobiliare bensì sede della direzione della antica miniera di mercurio. A questa attività è dedicata un’altra parte del percorso museale che comprende anche una sezione sulla vita dei minatori.

Il Museo di Idrija ha anche diverse sedi esterne dedicate all’archeologia industriale: la casa del minatore, il pozzo minerario Franciske, la pompa Kamst, le dighe (Klavze) settecentesche. Ci sono però anche delle sezioni storiche come la Tipografia partigiana, l’Ospedale partigiano e la casa del poeta France Bevk.

 

 

Cormòns: curiosità e progetti per il futuro

Per finire, in tema di curiosità, si può citare una singolare galleria d’arte, quella ospitata dalla Cantina dei produttori vini del Collio di Cormòns che nel corso degli anni ha invitato famosi artisti ad eseguire opere di pittura sulle grandi botti della cantina.

Per chiudere con un auspicio, segnaliamo che a Cormòns sta per aprirsi un nuovo museo di storia locale che completerà la panoramica, come si è visto, decisamente vasta, dei luoghi visitabili del Goriziano.

 

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