Alla scoperta del collio
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Il collio

 

Quando si parla del Collio quale entità storico-produttiva, appare subito non facile distinguere la bontà dei suoi vini, bianchi in primis, dalla capacità degli agricoltori che ne hanno fatto grande il nome, in armonia di lingue, usi e costumi; fors’anche soffrendo per il ridimensionamento post-bellico delle colline goriziane ai soli 1.600 ettari di vigna specializzata attuali, ma contemporaneamente, scegliendo di compensare con la qualità assoluta l'assenza dei "grandi numeri".

Intelligenza e buona volontà, dunque, che fanno del Collio un laboratorio eccezionale d'osservazione per l'enologo e l'uomo di cultura e confermano che l'immagine del territorio e le fortune dei vignaioli non dipendono solo, come si vorrebbe, dall'incisività del bel nome - breve e memorizzabile - ma prendono origine da un impegno di ben più ampio respiro.

Dal "Chartarium Monasterii Aquileiensis" del 1180 all'"Historia della ultima guerra in Friuli" di Faustino Moisesso, anno 1623, per proseguire con l'esperienza del Conte De La Tour (che, nel 1870, introdusse in Russiz di Capriva quei vitigni francesi che - ben acclimatandosi ed armonizzandosi con i "nostri" Ribolla gialla, Tocai friulano e Malvasia istriana - costituiscono la base ampelografica del Collio), storia e leggenda di questi siti si riferiscono puntualmente alla vigna ed al vino.

Il vino del Collio, la cui qualità ed origine è garantita da un efficiente Consorzio di Tutela di trentennale esperienza, trae profumi e sapori dalla Ponka (marna ed arenaria eocenica) nonché, dicono i tecnici, dal microclima felice per le brezze dell'Alto Adriatico, l'acclività, l'esposizione.

La sua qualità è inoltre il frutto di un armonico ricambio generazionale, che ha consentito di arrivare ad una moderna viticoltura partendo da basi tradizionalmente forti, attivando un benessere socio-economico che ha rinsaldato i giovani agricoltori al territorio.

L'impegno dei singoli ben si integra con una sana cooperazione, in cui spicca l'azione della Cantina Produttori di Cormòns, che da oltre un decennio esporta immagine e qualità reale con iniziative felici quali "Il Vino della Pace", "La Vigna del Mondo", "Arte in Cantina", ecc.

Molto incisiva è, inoltre, la penetrazione nella Comunità Alpe Adria, garantita dalla Enoteca di Cormòns e da altre cooperative, sorte in San Floriano del Collio, Dolegna del Collio e Lucinico (Gorizia), contribuendo a compensare talune turbative di mercato e socio-economiche, con risultati proporzionali al dinamismo dei singoli aderenti.

Anche la Strada del Vino e delle Ciliegie, prima iniziativa dell'Agriturist regionale in tal senso, ha molto contribuito a far crescere aziende di grandi potenzialità ma decentrate rispetto a vie di grande comunicazione.

Da queste aziende, per la volontà dei giovani agricoltori, sono sorti anche efficienti Centri Agrituristici, la cui proposta enogastronomica e di ospitalità strettamente rurale ben si integra con il lavoro, a più alto livello, delle "Botteghe del Collio", individuabili con apposite insegne in ferro battuto, in cui, garante il Consorzio di Tutela, si può senz'altro bere un buon vino, nato sicuramente nel Collio.

Da Dolegna a San Floriano , dalla Subida al Monte Quarin, da Oslavia a Mossa, da San Lorenzo a Capriva, il Collio ospita Centri Agrituristici frequentatissimi da chi ama le "Vacanze a Cavallo", ed i "Percorsi Vita", un tuffo in piscina tra le vigne, il tennis o il golf, oppure una più rilassante passeggiata nei Parchi di Plessiva e di Piuma, che l'Azienda Regionale delle Foreste ha creato e gestisce in eccellente armonia ambientale.

Più spesso Collio significa anche dedicarsi una pausa di serenità e rompere il logorio della vita moderna davanti ad un buon bicchiere di Tocai Friulano o Ribolla gialla (D.O.C. Collio, s'intende!) e lasciarsi guidare, dai vignaioli che qui vivono da sempre, in simpatici racconti ed aneddoti che spaziano dall'enologia alle ricette contadine, dalla viticoltura alle vicissitudini di frontiera, dalle ansie del presente al ricordo, velatamente nostalgico, dei "bei tempi andati", dalla storia alla leggenda che, puntualmente, si riscrivono e vivacizzano in queste terre di confine.

 

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